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lunedì 5 luglio 2021

L' Arcivescovo Viganò e la galassia 'tradizionalista'

Leggo un articolo pubblicato su Vigiliae Alexandrinae [qui], con il quale Andrea Sandri mi chiama direttamente in causa in relazione alle mie brevi considerazioni espresse qui. Ecco di seguito la mia risposta.
Caro Sandri,
Se non mi avessi chiamata in causa direttamente avrei evitato di rispondere perché mi sembra che si stia innescando una polemica infinita che aggiunge elementi estranei al tema originale del dibattito. E distrae e fa perdere tempo rispetto a questioni più importanti, quali la sorte del Summorum Pontificum et alia di non poco conto, che sommariamente troverai indicate di seguito.
Ma veniamo al tuo scritto.
  1. Inizialmente mi approvi perché avrei notato l'emergere in Viganò di elementi del neotradizionalismo", un fenomeno che "si allontana essenzialmente dal movimento di fedeltà alla Tradizione cattolica".
Ebbene, ho criticato certe "accentuazioni" dell'Arcivescovo Viganò sui temi politici e il linguaggio che a volte usa nei confronti del papa regnante. Questi elementi "accentuati" nel discorso di Viganò dimostrano l'emergere di un "neotradizionalismo", da bandire? Non saprei. Apprendo da te l'esistenza del "neotradizionalismo", supposto figlio degenere (se ho capito bene) del vero tradizionalismo cattolico. In ogni caso, a ben vedere, quale sia il "vero" tradizionalismo non è questione che mi riguardi, dal momento che non mi considero affatto "tradizionalista". Mi considero umilmente una, per quanto possibile, cattolica fedele alla Tradizione della Chiesa, ossia al suo insegnamento perenne, basato sulla tradizione e il magistero. Mi sbaglierò ma, a mio avviso, il "tradizionalismo" che ribolle e si agita nella blogosfera è altra cosa e dentro ci si può trovare un po' di tutto.
Il che, mi pare chiaro, mi tira automaticamente fuori dalle polemiche, da qualunque sponda provengano, che non mi riguardano.
  1. Poi mi critichi perché non mi sarei accorta che Viganò in realtà "non rifugge dalle tribune di qualunque genere", tant'è vero che avrebbe inondato di messaggi il sito della "Federazione dei Triarii" e ha partecipato dal remoto al Festival di Filosofia del 30 maggio 2021, in memoria di Antonio Livi;
Mi rimproveri perché ho detto che ho la sensazione che «l’Arcivescovo Viganò rifugga dalle tribune di qualunque genere» e volutamente ignori che con quella espressione intendevo riferirmi specificamente alle repliche agli attacchi di De Mattei, posto che avrebbe dovuto bastare la sua Nota.
E dunque sottolinei che partecipa a diverse tribune a cominciare da quelle di questi Triarii... Se è per questo, sue interviste sono apparse più volte su noti siti cattolici americani, tra i quali LifeSiteNews, molto conosciuto. Non le ho intese come un partecipare a "tribune", dal punto di vista del loro significato. Diciamo a onor del vero che ci sono giornalisti di tutto l'orbe cattolico che lo vanno a cercare, che sono interessati alla sua opinione, gradita a tantissimi fedeli. In ogni caso il mio sarebbe un peccatuccio di poco conto, direi. Se mons. Viganò negli ultimi tempi è stato pubblicato più volte sul sito dei Triarii, io che posso farci? Ero obbligata a saperlo? E devo pensare che sposi in pieno le posizioni, variegate, di tutti quelli con cui è in contatto? E dovrebbe calibrare i suoi contatti in base a chi appartiene al cosiddetto tradizionalismo doc? Che poi l'abbiano invitato a dare un contribuito dal remoto ad un convegno in memoria di Livi non mi sembra una cosa scandalosa. Se poi a questo convegno hanno invitato a partecipare anche alcune personalità controverse dal punto di vista ideologico, mons. Viganò cosa c'entra?
  1. Mi critichi inoltre perché avrei sbagliato a dire che c'è un tentativo di "normalizzarlo" da parte del resto del mondo della Tradizione, quando, il tentativo in atto è di don Curzio, che appartiene al "neo-tradizionalismo".
E qui dici che Viganò, così come ha smentito De Mattei, "avrebbe potuto con altrettanta solerzia e molto opportunamente smentire don Curzio che lo descrive come “il capo” di una “associazione” denominata “Resistenza antimodernista e antimondialista”.
Su questo sono stata disattenta perché non avevo ascoltato tutto l'intervento di don Curzio, dal momento che mi è bastato capire che si trattava di un attacco ad personam in senso inverso e come tale per me già più dannoso che utile alla causa e, da parte mia, non ignorando la resistenza che peraltro è anche la mia posizione, non vedevo alcun fronte organizzato intorno all'Arcivescovo. Se poi la situazione possa evolversi, mi fermo all'eventualità, senza aver contezza di sufficienti dettagli.
Quanto alle espressioni da te sottolineate, non credo che mons. Viganò o chiunque altro debba smentire chiunque per il mondo si intesti cose che lo riguardano, a meno che non l'abbia precedentemente investito di qualche responsabilità.
Forse temi che Viganò si metta a capo di una "gerarchia parallela"? Ma, ammesso e non concesso, per fare una gerarchia parallela è necessario avere altri prelati che aderiscono, e quello che abbiamo visto sinora - a partire dai Dubia - è semmai l'eccesso di individualismo, o comunque una quasi totale assenza di spirito di aggregazione, per cui mancano iniziative comuni, mentre diversi sono i casi di pubblica approvazione per alcune questioni in ordine sparso (penso al Card. Burke e a Mons. Schneider nei confronti di mons. Viganò). Resta fermo il fatto che nella Chiesa la comunione opera al di là delle azioni, comuni o meno, che umanamente riesce possibile imbastire. In ogni caso il punctum dolens è e resta la renitenza diffusa alla critica esplicita al concilio quo maius cogitari nequit...; il che non equivale a rinnegarlo, ma a correggerne le 'variazioni' ampiamente individuate e argomentate. 

Su queste questioni di dettaglio non mi sono soffermata prima e non mi ci soffermo ulteriormente ora.
Ma ribadisco la stranezza del fatto che la pesante contestazione in atto gli sia mossa per le sue posizioni sulla dittatura sanitaria che si abbatte sul mondo, oltre che sulla gravissima crisi della Chiesa e sulle sue cause, eludendo una discussione più approfondita sul concilio. E qui la mia visuale coincide con la sua anche sul fronte geopolitico, pur se personalmente rifuggo dai complottismi e da ogni tipo di enfatizzazione. Ed è proprio a partire da qui che, da un lato, assistiamo all'attacco pesante con chiaro intento di delegittimarlo di De Mattei, dall'altro al constatato tentativo di "normalizzarlo"... 
Piuttosto avevo appreso dalle nostre precedenti discussioni che per quanto ti riguarda la "normalizzazione" consisterebbe nel vederlo, ad esempio, inserito in una comunità Ecclesia Dei; il che - te lo avevo già detto - mi pare un progetto utopistico e velleitario. 
Tra la FSSPX e le Ecclesia Dei c'è anche di mezzo il macigno del Concilio. Pura teoria che nel 1988 a mons. Lefebvre fosse stato accordato di criticare in modo "prudente" il Concilio. Una delle solite formule che nascondono il nulla. E sono lo scoglio in cui si incagliano tutti i tentativi di confronto tra Tradizione e Santa Sede... 
Non ti seguo fino in fondo e può darsi che le nostre visuali non coincidano sul fronte geopolitico, anche se, come te, personalmente rifuggo dai complottismi e da ogni tipo di enfatizzazione. Ed è in questo senso che mi sono permessa di parlare di maggiore prudenza e sobrietà di eloquio, mentre tuttavia penso che l'Arcivescovo stia dalla parte giusta... In ogni caso ci sono alcuni dati sommariamente liquidati come complottisti che trovano riscontro in tante realtà e corrispondenti narrazioni da parte di fonti accreditate. E in questo, vaccini compresi, non mi trovo dalla parte di De Mattei.

Ora apprendo che altra mia colpa è non essermi accorta che il "tentativo di normalizzarlo" viene da esponenti del "neotradizionalismo" e non del (vero) tradizionalismo, mentre io mi riferivo essenzialmente alla tua visuale sopra indicata. E, sul punto, rimando a quanto ho detto sopra su "tradizionalismo" e "neotradizionalismo".
  1. Infine concludi con la tua idea di come Viganò dovrebbe agire come autentico vescovo della Chiesa. Dovrebbe smettere di definire Bergoglio "una marionetta" nelle mani del "burattinaio" e smetterla di parlare dal remoto come ad una "diocesi universale".
Non capisco perché debba destare preoccupazioni in assoluto la frase «chi presiede la Chiesa è marionetta nelle mani del burattinaio»: come se non abbondassero i pontefici del passato che erano nelle mani del potere politico. Credi forse che i papi siano andati ad Avignone perché c'era del buon vino?
Questa tua notazione finale, critica nei confronti di mons. Viganò, se mi permetti, non mi sembra del tutto chiara. Chiaro è l'invito a mons. Viganò a non rivolgere epiteti poco rispettosi al papa. E su questo non possiamo che essere d'accordo. Bisogna sempre rivolgersi con il dovuto rispetto a chi occupa il Sacro Soglio anche se si trattasse di un Alessandro Borgia o, appunto, di un Bergoglio, che propala apertamente eresie, autorizza la comunione ai divorziati risposati, incoraggia i confratelli gay-friendly, celebra culti pagani dentro S. Pietro a pochi metri dalla tomba del Primo Papa, promuove una religione universale di tipo deistico (vedi l'incontro di Abu Dhabi, stigmatizzato - come tutto il resto - da mons. Schneider, che ha parlato apertamente di eresia, non meno che dai cardinali Burke e Brandmüller). 

Inviti mons. Viganò ad essere fedele a Pietro. Perché, non lo è? Propala forse errori nella fede, incoraggia forse l'ecumenismo eterodosso voluto dal Concilio, l'omofilia, i culti andini o fa forse l'elogio delle eresie di Lutero?
Cosa si deve intendere con l'esser fedeli a Pietro: il semplice mantenimento del rispetto formale nei suoi confronti? Nessuno lo nega, questo rispetto, e Viganò avrà commesso qualche peccato in questo senso, comunque veniale. Ma non confondiamo il rispetto formale con la fedeltà al dogma della fede, nella quale consiste la vera fedeltà a Pietro.

Infine la Ortung (lo spazio su cui insiste l'ordinamento costituito dalle norme) della Chiesa sarebbe il radicamento della Chiesa nel luogo che è rappresentato dal Papa, appunto da Pietro, la Pietra. Ubi Petrus, ibi Ecclesia. Ma questo luogo, per la Chiesa, non può essere solo materiale o rappresentato da rapporti di forza: è in primis un luogo teologico e consiste nel Deposito della Fede, che il papa ha il dovere supremo di custodire. Il deposito sarebbe allora "l'ordinamento", i dogmi e il loro sistema (Ordnung). Ma la Ortung, ossia l'attività concreta di Pietro sul luogo storico del primato petrino, roccia posta nel centro ideale di Roma ma avente circonferenza in tutto il mondo, non può contraddire alla Ordnung ossia al Deposito, come sta facendo questo papa (e come hanno fatto i precedenti, anche se non allo stesso modo scandaloso, tranne Paolo VI con la riforma liturgica).
Se contraddice, allora è lecito criticarlo in nome della vera dottrina, da parte di un prelato, proprio per questo costretto a rivolgersi alla cattolicità tutta, come se fosse essa stessa la sua diocesi.
Maria Guarini

1 commento:

  1. Non occorre polemizzare senza far riferimento ai fatti accaduti. E' importante inoltre, nella discussione, affidarsi al Vangelo e alla Bibbia. Al di fuori di questi Libri Sacri, incontestabili, rimangono solo chiacchiere che certamente non fanno bene alla cristianità.

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