venerdì 14 gennaio 2022

Dilecta Mea — Sulla Santa Messa Apostolica

Qui il video dell'intervento sotto riportato che, chi vuole, può trovare in calce. Qui l'indice dei precedenti interventi dell'arcivescovo C.M.Viganò e correlati.

DILECTA MEA 

VOI CHE VI PERMETTETE di proibire la Santa Messa apostolica, l’avete mai celebrata? Voi che dall’alto delle vostre cattedre di liturgia sentenziate piccati sulla “vecchia Messa”, avete mai meditato le sue preghiere, i suoi riti, i suoi gesti antichi e sacri? Me lo sono chiesto più volte, in questi ultimi anni: perché io stesso, che pure questa Messa ho conosciuto sin da piccolo; che quando ancora portavo i calzoni corti avevo imparato a servirla e a rispondere al celebrante, l’avevo quasi dimenticata e perduta. Introibo ad altare Dei. In ginocchio sui gelidi gradini dell’altare, prima di andare a scuola, in inverno. A sudare sotto la veste di chierichetto, nella canicola di certe giornate estive. L’avevo dimenticata, quella Messa, che pure fu quella della mia Ordinazione, il 24 Marzo 1968: un’epoca in cui si percepivano già le avvisaglie di quella rivoluzione che di lì a breve avrebbe privato la Chiesa del suo tesoro più prezioso per imporre un rito contraffatto.

Ebbene, quella Messa che la riforma conciliare ha cancellato e proibito nei miei primi anni di Sacerdozio, rimaneva come un remoto ricordo, come il sorriso di una persona cara lontana, lo sguardo di un parente scomparso, il suono di una domenica con le sue campane, le sue voci amiche. Ma era qualcosa che riguardava la nostalgia, la giovinezza, l’entusiasmo di un’epoca in cui gli impegni ecclesiastici erano ancora di là da venire, in cui tutti volevamo credere che il mondo potesse risollevarsi dal dopoguerra e dalla minaccia del Comunismo con un rinnovato slancio spirituale. Volevamo pensare che il benessere economico potesse in qualche modo accompagnarsi ad una rinascita morale e religiosa del Paese. Nonostante il Sessantotto, le occupazioni, il terrorismo, le Brigate Rosse, la crisi del Medioriente. Così, tra i mille impegni ecclesiastici e diplomatici, si era cristallizzato nella mia memoria il ricordo di qualcosa che in realtà rimaneva irrisolto, messo “momentaneamente” da parte per decenni. Qualcosa che pazientemente attendeva, con l’indulgenza che solo Dio usa nei nostri riguardi.

Ripetete con me: gli algoritmi non sono umani

Qui l'indice degli articoli su Transumanesimo e realtà distopica.
Tutti dicono che l'intelligenza artificiale (IA) rappresenti la porta per il futuro. Essa consente la simulazione del comportamento umano intelligente nei computer. Utilizza una programmazione guidata da algoritmi che permette al computer di esplorare e adattarsi a tutte le scelte possibili e selezionare il risultato ideale. Gli appassionati di tecnologia sostengono che i computer possono approssimare o addirittura superare l'azione umana.

Da nessuna parte la spinta a ridurre tutto ad algoritmi è più forte che nelle aziende online high-tech. Una potente elaborazione dei dati sulle preferenze personali dovrebbe suggerire gli acquisti più probabili. Tutti abbiamo sperimentato le pubblicità sparate sui nostri schermi che ci raccomandano i beni necessari sulla base delle ricerche passate. Ad ogni clic, l'IA ci sta promettendo di lavorare con più sofisticazione. Alcuni servizi offrono persino un processo decisionale e di acquisto automatizzato senza alcuna forma di supervisione.  

Il Vescovo Schneider parla ancora dei vaccini contaminati dall'aborto e della dittatura sanitaria

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews un interessante resoconto di una intervista concessa dal vescovo Athanasius Schneider a The Remnant. Egli senza mezzi termini parla di dittatura riferendosi ai metodi usati da qualche governo per imporre l’inoculazione del siero genico a cittadini trasformati in sudditi. Qui l'indice degli articoli precedenti su covid, vaccini e dittatura sanitaria.

In un’intervista pubblicata giovedì, il vescovo Athanasius Schneider ha denunciato l’accettazione di “vaccini” contaminati dall’aborto come un modo per “normalizzare l’orrore di un genocidio”, quello dell’aborto.
Questa normalizzazione dell’omicidio dell’aborto da parte della Chiesa e del mondo, ha detto Schneider a Michael Matt, editore di The Remnant, avviene attraverso il “grave peccato di omissione” di chi non riesce a “protestare senza ambiguità contro l’industria fetale e i suoi prodotti”.
Schneider ha sottolineato che “gli uomini di chiesa e i buoni cattolici dimenticano o semplicemente ignorano” che le iniezioni di COVID-19 disponibili sono un prodotto dell’industria fetale, che egli descrive come essenzialmente “cannibalismo”, cioè “usare, sfruttare, commercializzare i tessuti dei corpi dei bambini innocenti che vengono assassinati”.

giovedì 13 gennaio 2022

Gli Europei autoctoni rischiano di essere non più cittadini ma 'umani' senza volto e senza storia, in una diaspora assurda e forse già non più governabile

Di seguito, non disponendo dell'originale, pubblico nella mia traduzione da una fonte anglofona scoperta in rete, il testo che segue: un Secondo saggio tratto dal libro Giorgio Agamben, I mezzi senza fine: Note sulla politica, edito da Bollati Boringhieri, 1996
Lo pubblico senza indugio per quanto ci consente di decifrare. Se è questo il senso ormai nemmeno più recondito della realtà  distopica in cui siamo immersi, lo trovo terrificante. In fondo non è altro che l'immagine icastica degli Stati-nazione d'Europa trasformati in un enorme campo profughi, dove non più cittadini ma 'umani' senza volto e senza storia sono in una diaspora assurda e forse già non più governabile. Ne stiamo prendendo atto troppo tardi (almeno io), e se non altro qualche polverone sollevato per tempo e recepito per l'azione nelle sedi adeguate avrebbe potuto forse cambiare le carte in tavola. Mancanza di cultura o connivenza delle opposizioni che anche oggi blaterano con proclami inani, neppure più specchietti per le allodole?  Dalla lettura di quanto riporto di seguito, se non ho le traveggole, mi si è svelato il senso di quanto sta accadendo da troppo tempo e che ben spiega il perché ciò che per noi è inaccettabile sia rimasto inascoltato dalla politica degli ultimi decenni di egemonia sinistrorsa. La mia conclusione trasecolata (per il fatto di conoscere solo ora questi filoni di pensiero che da tempo stanno forgiando la realtà e che avrebbero dovuto esser ben noti ai nostri politici di opposizione, per mettere in campo interventi adeguati piuttosto che proclami utili solo ad una propaganda illusoria) è che, in soldoni, stanno facendo di noi quello che erano gli ebrei della diaspora: un popolo, a differenza loro nemmeno più popolo, in esilio. 
Di fatto non è altro che quanto successo agli ebrei quando con la diaspora si sono trovati fuori da quella che era la loro situazione-strutturale: l'Alleanza. per loro etnica (basata sul trinomio Dio-Popolo-Terra), non teologale, come invece per noi cristiani è l'appartenenza a Cristo. Anche noi cristiani, ci consideriamo in esilio in quanto nel mondo ma non del mondo; ma questo sul piano spirituale mentre, in virtù dell'incarnazione, siamo anche cittadini (non profughi) e abbiamo il senso dell'appartenenza a radici culturali e identitarie concrete che tra l'altro abbiamo contribuito a forgiare nei secoli. 
Potrà esserci di grande aiuto Paolo Pasqualucci sul sano concetto di Stato da ripristinare, se non siamo già troppo oltre... Ci sono troppi indizi sui quali chiudono la bocca a chi li denuncia, affibbiando etichette di ogni genere per delegittimare il dissenso che ora ha una chiave di lettura meno generica e basata sui loro paradigmi. Il problema è che finora continuavamo a contestare con le nostre categorie e paradigmi, che negli attuali centri del potere sono saltati da tempo! 
Così come nella Chiesa la pastorale fluida non più definitoria ci relega fuori dall'ermeneutica storicista, in politica restiamo inascoltati perché i nostri principi sono basati su un'ordine costituito e non prevedono l'arbitrio - mi si consenta l'ossimoro - delle nuove norme anomiche anticostituzionali del mondialismo tecnocratico in fieri. E quando non esiste dialogo e confronto non resta che porre in essere un realtà altra. Il come e con chi non è nelle mie possibilità e lo affido a Colui che è il vero Signore della storia.
Precedenti articoli e relativi commenti dello stesso Autore, dei quali e sul quale farò a breve una sintesi, sono disseminati in due indici: qui - qui. (Maria Guarini)

Mezzi senza fine. Note sulla politica
Giorgio Agamben, Bollati Boringhieri, 1996
L'eclissi della politica è cominciata da quando essa ha omesso di confrontarsi con le trasformazioni che ne hanno svuotato categorie e concetti. Accade così che paradigmi genuinamente politici vadano ora cercati in esperienze e fenomeni che di solito non sono considerati politici: la vita naturale degli uomini restituita al centro della polis; il campo di concentramento; il rifugiato; il linguaggio come luogo politico per eccellenza, oggetto di una contesa e di una manipolazione senza precedenti; la sfera dei mezzi puri o dei gesti, ossia dei mezzi che, pur restando tali, si emancipano dalla loro relazione a un fine. Il libro cerca di ripensare le categorie della politica in una nuova realtà. (vedi anche qui)

Secondo saggio tratto dal libro Giorgio Agamben, I mezzi senza fine: Note sulla politica
edito da Bollati Boringhieri, 1996

1. Nel 1943 Hannah Arendt, in una piccola rivista ebraica in lingua inglese, “The Menorah Journal”, ha pubblicato un articolo intitolato We Refugees. Al termine di questo breve, ma significativo scritto, dopo aver abbozzato polemicamente il ritratto del signor Cohn, l'ebreo assimilato che, dopo essere stato 150% tedesco, 150% viennese, 150% francese, deve amaramente rendersi conto alla fine che il passato non può mai tornare1, ri-concettualizza la condizione di rifugiato e di senzatetto che stava vivendo, per proporla come paradigma di una nuova coscienza storica. Il rifugiato che ha perso ogni diritto e cessa di volersi assimilare a tutti i costi a una nuova identità nazionale, di contemplare con chiarezza la sua condizione, riceve, in cambio di una certa impopolarità, un vantaggio inestimabile: «La storia non è più, per lui, un libro chiuso e la politica cessa di essere privilegio dei Gentili.
Vale la pena riesaminare il senso di questa analisi, che oggi, esattamente cinquant'anni dopo, non ha perso nulla della sua attualità.

La Traditionis Custodes potrebbe superare un esame di Storia della Liturgia?

Nella nostra traduzione da Catholic Word Report un fondamentale articolo di Dom Alcuin Reid recentemente citato da Peter Kwasniewski qui, a dimostrazione che è falso, e altamente fuorviante, parlare di “riforma [liturgica] del Concilio Vaticano II”.
Di fatto, mentre la Sacrosanctum Concilium annunciò una revisione dei riti e articolò alcuni principi e linee guida per essa, di fatto il Concilio non intraprese quella riforma né pubblicò alcun libro liturgico proprio. Piuttosto il testo che segue, partendo dal fatto che Paolo VI affidò il lavoro a uno speciale super-comitato ad hoc, il Consilium, i cui progetti raggiunsero il completamento e furono da lui approvati diversi anni dopo la conclusione del Concilio, oltre ad essere illuminante sull’importante distinzione tra il Concilium e il Consilium, ci offre ulteriori chiavi di lettura del controverso documento curiale e dei successivi Responsa. Qui l'indice del nutrito Dossier su Traditionis custodes e i Responsa.

La Traditionis Custodes potrebbe superare
un esame di Storia della Liturgia?

18 Dicembre 2021, Dom Alcuin Reid
La legislazione non può cambiare i fatti storici e nessun atto di positivismo giuridico può determinare cos’è parte della lex orandi della Chiesa e cosa non lo è.
Nota dell’editore: questo saggio è stato originariamente pubblicato il 6 agosto 2021; lo ripubblichiamo alla luce della notizia che il Vaticano ha emanato “ulteriori, rigorose linee guida sulla celebrazione della Messa tradizionale in latino, in risposta alle domande sul motu proprio Traditionis custodes.”
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Nel turbinio di opinioni che ha seguito la promulgazione del Motu Proprio Traditionis custodes del 16 luglio abbiamo assistito a un torrente di commenti dei vincitori che spesso tradisce una distorsione della storia liturgica, tale da essere paragonabile a quella dei giornalisti laici più spregiudicati che cantano i loro commenti revisionisti la mattina dopo che il “loro” candidato prende il potere dopo un’elezione. Ora, per quanto ciò possa essere inquietante, non facciamo finta che non si tratti di una guerra politico-ecclesiale — tanto più che fino a tre settimane fa aveva messo radici, se non la pace, una tolleranza liturgica, crescendo e fruttificando in molte se non nella maggior parte delle diocesi.

mercoledì 12 gennaio 2022

Quando la realtà prende il sopravvento sulla narrazione strumentale

Qui l'indice degli articoli su covid, vaccini e dittatura sanitaria. Come al solito, alcune notizie che completo ed estrapolo  con segnalazioni dei lettori.

Quando la realtà prende il sopravvento sulla narrazione strumentale. Dopo Bassetti ed altri, anche il turbo-mondialista promotore dei vaccini  fa marcia indietro...
C'è chi dice che il castello di menzogne del covidismo stia crollando: la rana deve bollire piano piano, ma qualcuno ha pensato invece di aumentare improvvisamente la fiamma sotto la pentola ed i cinque decreti in un solo mese ne sono la riprova. La rana ha capito e vuole uscire dall'acqua diventata bollente troppo presto.
Ma forse si tratta sempre della stessa tattica: due passi avanti (nel fango), uno indietro. Così quando fanno il passo indietro si ha la sensazione di essersi liberati dal pericolo, in cui invece si è cascati, solo perché non è il doppio di quello che era stato minacciato.
E tuttavia in altri paesi il vento, effettivamente, sta cambiando e anche da noi molte persone stanno risvegliandosi dallo stato di ipnosi di ormai due anni, compresi alcuni fedeli gerarchi che sembrano aver capito che il gioco è durato anche troppo.
Ad esempio, finalmente c'è chi ammette che, in Italia, il 34% dei pazienti positivi ricoverati non è malato covid ma di altre patologie; Sergio Abrignani, membro del CTS ed immunologo dell'Università di Milano, parla chiaramente (e finalmente) di sovrapponibilità di covid ed influenza stagionale, lo stesso Bassetti, folgorato sulla via di Damasco, ammette che i numeri sono falsati. La Gismondo definisce il Covid quello che è allo stato attuale: una semplice influenza. Staremo a vedere...

Una visione marxista del mondo dietro gli assegni governativi

La crisi socio-economica ma innanzitutto spirituale e morale di proporzioni inedite che attanaglia l'intero Occidente ha radici comuni. L'analisi che segue riguarda l'Occidente atlantico; ma vale anche per l'Occidente europeo.

Una visione marxista del mondo dietro gli assegni governativi
I programmi del governo non possono risanare famiglie spezzate e comunità distrutte. Solo una rigenerazione morale di valori non economici può farlo. Le devastazioni cagionate dalla solitudine, dalla disperazione e dal suicidio devono essere affrontate riempiendo i vuoti spirituali che incombono sulla vita delle persone e non emettendo assegni governativi.
Infuria la lotta sull'ultimo pacchetto di spesa. I democratici sono intenzionati a versare ancora altri 2 trilioni di dollari nei loro progetti speciali. Sono pronti a tassare e a ipotecare il futuro per farlo.

Molti americani che lottano per arrivare a fine mese non capiscono perché il governo stia spendendo soldi che non ha. Con l'inflazione già alta e la disoccupazione molto bassa, non riescono a vedere la logica dietro tali misure.

Ma la logica dietro la legge sulla spesa è semplice anche se difettosa. David Brooks del New York Times riassume così il ragionamento. Dice: "Eravamo diventati un paese che si divideva in due nazioni, una altamente istruita e ricca e l'altra lasciata indietro. I divari economici hanno ulteriormente infiammato i divari culturali e sociali, creando un'atmosfera di intensa polarizzazione, ostilità culturale, alienazione, amarezza e risentimento".