mercoledì 5 marzo 2025

Crux difelis / Pange lingua

Per l'ascolto qui.
RIFLESSIONI DEL TEMPO
Feria Quinta in Coena Domini
Gesù è arrivato da Betania; tutti gli apostoli sono con lui, anche Giuda, che nasconde un segreto. Gesù s’avvicina alla mensa, dove si mangerà l’agnello; dietro di lui vi prendono posto i discepoli; e osservano fedelmente tutti i riti che il Signore prescrisse a Mosè, quando doveva essere seguito dal suo popolo. All’inizio della cena Gesù dice agli apostoli: «Ho desiderato ardentemente di mangiare con voi questa Pasqua, prima di patire». Parlava cosi, non perché questa Pasqua avesse qualcosa in sé di superiore a quella degli anni precedenti, ma perché doveva dare occasione all’istituzione della nuova Pasqua, ch’egli aveva preparato nel suo amore per gli uomini; infatti, san Giovanni dice: «Avendo amato i suoi ch’erano nel mondo, li amò fino alla fine»
Questa Messa del Giovedì Santo è tra le più solenni di tutto l’anno; sebbene l’istituzione della festa del Santissimo Sacramento abbia per oggetto d’onorare con maggior splendore il medesimo mistero, pure la Chiesa non vuole che l’anniversario della Cena del Signore perda nessuno degli onori cui ha diritto. Il colore dei paramenti sacri, in questa Messa, è il bianco, come nei giorni di Natale e di Pasqua; ogni segno di lutto scompare.

Tuttavia, molti dei riti straordinari mostrano che la Chiesa teme ancora per il suo sposo e solo per un momento sospende la tristezza che l’opprime. Il sacerdote all’altare ha intonato l’inno angelico: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli!» e le campane lo hanno accompagnato fino alla fine, suonando gioiosamente a distesa; ma a partire da questo momento rimarranno mute e il loro silenzio, per lunghe ore, stenderà sulla città un’impressione d’abbandono; come se la santa Chiesa volesse farci sentire che questo mondo, testimone dei patimenti e della morte del suo divino autore, ha perduto ogni dolcezza e melodia, ed è divenuto deserto e melanconico; e più particolarmente ci vuol ricordare che gli apostoli, voce del Cristo, figurati nelle campane che col loro suono chiamano i fedeli alla casa di Dio, sono tutti fuggiti, lasciando il maestro in preda ai suoi nemici

I «Sepolcri»
Sebbene la Chiesa sospenda per alcune ore l’offerta dell’eterno sacrificio, tuttavia non permette che siano negati al suo divino sposo gli omaggi a lui dovuti nel sacramento del suo amore. I momenti in cui l’ostia santa pare divenuta inaccessibile alla nostra indegnità, la pietà cattolica ha saputo trasformarli in un vero trionfo all’augusta Eucaristia, allestendo in ogni chiesa un altare-sepolcro dove, dopo la Messa, la Chiesa rinchiuderà il corpo del Signore. Esso rimarrà nascosto sotto alcuni veli; ma i fedeli si affolleranno ugualmente ai suoi piedi ad adorarlo. Tutti accorreranno a onorare il sepolcro dell’uomo-Dio, perché «ovunque sarà il suo corpo s’aduneranno le aquile» 240; e da ogni punto del mondo cattolico s’eleverà a Gesù, come un felice compenso degli oltraggi di cui fu fatto segno in queste medesime ore dai Giudei, un vivo concerto di fervorose preghiere, come mai accade in altri tempi dell’anno.
Là si daranno convegno sia le anime ferventi nelle quali Gesù già vive sia i peccatori convertiti dalla grazia e avviati alla riconciliazione.
Terminata la Messa, la processione si avvia al sepolcro dove sarà riposto il santo Ciborio. Esso viene portato dal celebrante sotto il baldacchino, come nella festa del Corpus Domini; però oggi il sacro corpo del redentore rimane nascosto non circondato di raggi come nei giorni di trionfo. Adoriamo questo sole di giustizia, e durante la processione cantiamo il Pange lingua, l’inno del Santissimo Sacramento noto a tutti.
Crux fidelis,
inter omnes arbor una nobilis;
nulla talem silva profert,
flore, fronde, germine.
Dulce lignum, dulci clavo,
dulce pondus sustinens

Pànge, lingua, gloriosi
Corporis mystèrium
Sanguinisque pretiòsi,
quem in mundi pretium
fructus ventris generosi
Rex effudit Gentium.
Nobis datus, nobis natus
ex intacta Virgine,
et in mundo conversatus,
sparso verbi semine,
sui moras incolatus
miro clausit ordine.
In supremae nocte coenae
recumbens cum fratribus
observata lege plene
cibis in legalibus,
cibum turbae duodenae
se dat suis manibus.
Verbum caro, panem verum
verbo carnem efficit:
fitque sanguis Christi merum,
et si sensus deficit,
ad firmandum cor sincerum
sola fides sufficit.
Tantum èrgo Sacramentum
venerèmur cernui:
et antìquum documentum
novo cedat rìtui:
praèstet fìdes supplemèntum
sènsuum defectui.
Genitori, Genitoque
làus et jubilàtio,
salus, honor, vìrtus quòque
sit et benedictio:
procedenti ab utroque
compar sit laudatio.
Croce fedele,
fra tutti unico albero nobile:
nessuna selva ne produce uno simile
per fronde, fiori e frutti.
Dolce legno, dolci chiodi
che sostenete il dolce peso.

Canta, o mia lingua,
il mistero del corpo glorioso
e del sangue prezioso
che il Re delle nazioni,
frutto benedetto di un grembo generoso,
sparse per il riscatto del mondo.
Si è dato a noi, nascendo per noi
da una Vergine purissima,
visse nel mondo spargendo
il seme della sua parola
e chiuse in modo mirabile
il tempo della sua dimora quaggiù.
Nella notte dell'ultima Cena,
sedendo a mensa con i suoi fratelli,
dopo aver osservato pienamente
le prescrizioni della legge,
si diede in cibo agli apostoli
con le proprie mani.
Il Verbo fatto carne cambia con la sua parola
il pane vero nella sua carne
e il vino nel suo sangue,
e se i sensi vengono meno,
la fede basta per rassicurare
un cuore sincero.
Adoriamo, dunque, prostrati
un sì gran sacramento;
l'antica legge
ceda alla nuova,
e la fede supplisca
al difetto dei nostri sensi.
Gloria e lode,
salute, onore,
potenza e benedizione
al Padre e al Figlio:
pari lode sia allo Spirito Santo,
che procede da entrambi.
Arrivati al sepolcro, il celebrante incensa il santo Ciborio e lo chiude nel tabernacolo. Si resta alcuni istanti in silenziosa preghiera, poi il corteo ritorna in coro, sempre in silenzio.
Immediatamente dopo si procede alla denudazione degli altari. 

Denudazione degli altari 
Aiutato dai ministri, il celebrante, toglie le tovaglie che coprono l’altare. Il rito significa che il sacrificio è sospeso. L’altare rimarrà nudo e spoglio, fino a che non sarà di nuovo presentata alla divina maestà l’offerta quotidiana; ma prima il Signore dovrà risorgere dalla tomba, vincitore della morte. Per ora è nelle mani dei Giudei, che stanno per spogliarlo delle sue vesti, come noi spogliamo gli altari. Egli sarà esposto nudo agli oltraggi di tutto un popolo; ecco perché la Chiesa, per accompagnare questa cerimonia, ha scelto il Salmo 21 (22), nel quale il Messia esprime in maniera sorprendente l’azione dei soldati romani che, ai piedi della croce, si divisero le vesti.
(Tratto da Dom Prosper Guéranger L’Anno liturgico. -Tempo di Quaresima–Tempo di Passione)

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