Ringrazio Rex Novae e riprendo l'interessante articolo di don Claude Barthe riguardante il problema della carente formazione sacerdotale dei seminari diocesani post-conciliari e delle diverse iniziative volte a superare il deficit ormai universalmente riconosciuto come concausa di una crisi non più eludibile. Problema nel problema è che nonostante il riconoscimento delle radici conciliari della crisi, si tende ad un superamento che rischia di arrivare a soluzioni ambigue per effetto di un conservatorismo ibrido di conio pur sempre conciliarista. a
Per una formazione tradizionale dei sacerdoti diocesani
Don Claude Barthe
Uno dei principali segni dell’attuale crisi è il crollo nel numero delle vocazioni sacerdotali nelle diocesi. In altri contesti, tradizionali o molto conservatori, continuano a sbocciare. Anche in questo caso, come in altri ambiti già esaminati in precedenza – catechismo, liturgia, predicazione sui fini ultimi – si tratterebbe di riportare al centro della Chiesa ciò ch’è stato ricacciato alla periferia, nella fattispecie la formazione dei sacerdoti secondo un modello tradizionale.
Vivere nella dinamica del provvisorio
Nei diversi articoli, che abbiamo pubblicato per prender parte ad una riflessione su di una vera riforma della Chiesa, abbiamo insistito sul fatto che convenga puntare ad una situazione futura, ancora non avviata, cioè ad un processo di transizione verso un ritorno all’ordine (magisteriale, liturgico), a partire da una situazione attuale, in cui coloro che sono consapevoli del disordine, in nome dell’istinto della fede (sensus fidei -ndr), sono stati costretti ad organizzarsi per salvare il salvabile (preservare il catechismo, la liturgia, le vocazioni).






