È venuto pienamente alla luce il ribaltamento sulla Tradizione e su cosa e chi è autenticamente tradizionale. Avevamo già illustrato la questione dell'ermeneutica sorta in seguito alla rivoluzione mascherata da aggiornamento operata dall'applicazione pragmatica di mutazioni cripticamente presenti nei documenti del Concilio Vaticano II. Ora, in una esplicita dichiarazione dell'Arcivescovo di Liverpool, ne abbiamo una testimonianza diretta su cui ho sviluppato le relative implicazioni. Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati sulla Traditionis Custodes.
La Traditionis custodes è il crocevia di molti nodi
L'acceso e inarrestabile dibattito sul Rito Romano antico, che Bergoglio ha praticamente delegittimato nella “Traditionis custodes”, consente diverse puntualizzazioni. Estraggo da un recente articolo [qui] una dichiarazione dell'Arcivescovo di Liverpool, Mons Malcolm McMahon(1):
Una cosa che ha infastidito molti cattolici è che coloro che sono devoti ai vecchi modi di culto spesso si definiscono "tradizionali". Penso che abbiano dirottato la parola per uso personale. Papa Francesco ha rivendicato la “tradizione” mondiale affermando chiaramente che i vescovi sono i custodi della tradizione. La tradizione ha un significato particolare in teologia, si riferisce a san Paolo quando dice che ci trasmette ciò che ha ricevuto. In altre parole, la tradizione è un concetto vivente, non qualcosa bloccato nel passato. La Messa che celebro quotidianamente è quella che ho ricevuto da Papa San Paolo VI e da Papa San Giovanni Paolo II ed è quindi la Messa “tradizionale”. La puntualizzazione che sto facendo è più della semplice semantica; si tratta della vita stessa della Chiesa.
Questa dichiarazione non è altro che la conferma dell'ermeneutica storicista e dunque in rottura, non più in continuità di un concilio rispetto ai precedenti e rispetto alla fede della Chiesa. Con l'aggravante della citazione di San Paolo, che riguarda il Depositum fidei e non il dettato dell'ultimo papa regnante o delle disposizioni più congeniali dei predecessori. Una dimostrazione in più che la Traditionis custodes è il crocevia di molti nodi. Quello essenziale è che rivela senza più infingimenti l'ermeneutica della rottura vanificando le sottigliezze di Ratzinger (vedi infra).






