sabato 19 dicembre 2020

Paolo Pasqualucci - Il «regno della donna» ha distrutto i valori tradizionali

Il Decreto legge Zan incombe. Purtroppo i giochi sono chiari da tempo. E non abbiamo dalla nostra neppure la Gerarchia ecclesiastica; il che è molto grave e indice di una crisi innanzitutto spirituale e conseguentemente antropologica davvero epocale. Ma almeno non desistiamo dal dar voce anche alla visuale non corrotta di chi difende la verità su tutti i fronti. Abbiamo già pubblicato un testo di P. Pasqualucci [qui] sul tema successivamente sviluppato nel libro oggi proposto.

Il libro
Oggi, non siamo forse in pieno “regno della donna”? E questa vera e propria ginecocrazia ci sta facendo forse progredire verso il meglio? Domanda ovviamente retorica.
Questo “regno”, che vede le donne in schiere sempre più fitte non più spose e madri ma volutamente senza-famiglia, mascolinamente presenti dappertutto e sempre più aggressive e numericamente prevalenti nei confronti degli uomini, cui vogliono strappare lo scettro del comando in tutti i settori del vivere civile ed ecclesiastico, si è rivelato sempre più un vero e proprio regno della barbarie, visto che i “valori” che esso vuole diffondere e imporre sono: l’ugualitarismo assoluto tra l’uomo e la donna, smentito già dalla differenza naturale tra i due sessi, che incide anche sulla psiche individuale e i rispettivi comportamenti; la libertà sessuale più completa; il libero aborto, per di più pagato dallo Stato; l’omosessualismo, in tutte le sue forme; la maternità senza il marito, il padre, la famiglia stessa, secondo l’impulso individuale del momento, anche questa a spese dello Stato – senza nemmeno l’uomo, con le inseminazioni artificiali, concesse anche alle lesbiche; le stravaganti teorie neganti il carattere naturale delle differenze sessuali…
L'Autore
Filosofo cattolico, Paolo Pasqualucci - già docente di filosofia del diritto - persegue da anni studi teoretici, teologici, di filosofia della politica, senza disdegnare la saggistica rivolta a quella che un tempo si chiamava “critica di costume”, nella quale si inscrive il presente saggio. Come filosofo puro, è da molti anni impegnato nell’elaborazione di una teoria della conoscenza di tipo realistico intesa cioè a rivalutare il principio classico della verità come necessaria concordanza fra la cosa indagata e l’intelletto che la sta indagando. Vedi, a questo proposito, la sua Metafisica del soggetto. Cinque tesi preliminari, vol. I (Ediz. Spes Fondazione Capograssi, Roma, 2010, pp. 188), e vol. II: Il concetto dello spazio, (RIFD, Quaderni della Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto, 10, Giuffré Edit., 2015, pp. 648.)

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