venerdì 8 dicembre 2023

Il motivo per cui il vescovo Schneider cita San Tommaso Moro all’Università di Cambridge è stato così storico

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews. Con la visita del vescovo Schneider all'Università di Cambridge, i silenziosi ma intrepidi eroi del cattolicesimo inglese sono stati nuovamente portati alla ribalta e il ruolo di una coscienza adeguatamente formata nei confronti dell'autorità politica è stato presentato così come dovrebbe essere, orientato innanzitutto verso Dio. Non sono d'accordo con la posizione di quei difensori della Tradizione che accusano il vescovo Schneider di conservatorismo perché cita alcuni brani del Vaticano II (peraltro sempre scelti tra quelli perfettamente commestibili). Secondo me è irrealistico presumere di poter cancellare in toto un evento che ha agito in profondità per oltre 60 anni. Mi conforta, oltre alla saggezza di mons. Schneider [qui], la illuminante autorevolezza di mons. Gherardini con i sui quattro livelli della disposizioni conciliari [qui]. Crdo che sia questa la posizione più equilibrata e realistica da assumere, anche se resta la necessità del ripareggiamento della verità attraverso un nuovo sillabo ad hoc (per questo rimano al primo link di cui sopra.
Nell'immagine a lato, mons. Schneider celebra a Cambridge

Lo storico motivo per cui il vescovo Schneider cita 
San Tommaso Moro all’Università di Cambridge 

CAMBRIDGE, Regno Unito  – Un’occasione storica all’Università di Cambridge lo scorso 24 novembre, quando nel suo ambito un membro di spicco della gerarchia cattolica ha tenuto una conferenza che evidenzia il ruolo della coscienza nella società, citando l’esempio del martire inglese San Tommaso Moro.

Rivolgendosi a una sala gremita – incluso il corrispondente di LifeSiteNews – nel Dipartimento di Politica e Studi Internazionali, il vescovo ausiliare di Astana Athanasius Schneider – ben noto per le sue dichiarazioni sulle verità e la dottrina cattolica – ha tenuto una conferenza dal titolo “L’autorità politica e il ruolo della coscienza”  a una folla composta da giovani e anziani, studenti e professori; il corpo di studenti proveniva non solo dalla stessa Università di Cambridge ma da centri formativi di tutto il paese.

Egli ha affermato: “Un uomo o una donna preoccupati principalmente dal giudizio della coscienza sarà un servitore pubblico molto migliore di chi è mosso solo dal giudizio dei più”. “In effetti, da un esercizio dell’autorità politica legato ai doveri di coscienza dipende, infatti, il vero benessere e la felicità della persona umana nella società umana”.

La sua visita, organizzata dal Centro per lo studio di filosofia, politica e religione di Cambridge, è un evento notevole già di per sé. Intervenendo al dipartimento di politica, Schneider è stato ospite ufficiale dell'università; il che non è accaduto nemmeno per la conferenza del cardinale Joseph Ratzinger del 1988 presso la cappellania cattolica dell'Università di Cambridge.

Attingendo in particolare all'insegnamento di San Tommaso d'Aquino e a quello dei santi cattolici inglesi San John-Henry Newman e San Tommaso Moro, Schneider ha approfondito la natura e l'origine dell'autorità, insieme al tipo di assenso che le è dovuto.

“S. Tommaso d’Aquino”, ha osservato Schneider, “risponde che le leggi formulate dall’uomo sono giuste o ingiuste. Se sono giuste, esse hanno il potere di vincolare la coscienza alla legge eterna da cui derivano”.

Ma il vescovo ha anche sottolineato come le leggi possano essere ingiuste, una distinzione cruciale in un’epoca in cui la legislazione è sempre più diffusa in ogni aspetto della vita. Ha messo in guardia contro le leggi ingiuste che sono “contrarie al bene umano”, insieme alle leggi “contrarie al bene divino”. E, riferendosi ai tempi in cui le leggi umane sono in contrapposizione alla legge di Dio, ha detto: “Come affermato negli Atti degli Apostoli, dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”.

Il vescovo ausiliare ha rilevato anche la correlazione tra leggi giuste e legge naturale, citando san Tommaso d'Aquino per spiegare come la legge naturale è «la legge eterna di Dio inscritta nelle creature razionali dotandole di un'inclinazione verso le azioni e i fini propri». ”

Il principio guida del diritto naturale è stato sempre più abbandonato nella cultura moderna, senza lasciare indenne l’Inghilterra: sono ormai passati più di 10 anni da quando il Parlamento ha approvato una legislazione che permetteva il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso mentre l’aborto è una pratica diffusa nel Paese dal 1967.

Infatti, sebbene in Inghilterra, già prima del 1969, esistessero varie forme di legge sul divorzio, proprio in quell’anno il Divorce Recognition Act ha consentito a marito e moglie di separarsi senza nemmeno dover fornire alcuna prova di colpa. Il cosiddetto “divorzio senza colpa” è diventato ancora più semplice grazie all’approvazione della legge sul divorzio, scioglimento e separazione del 2020.

Con tali elementi così saldamente radicati nella cultura inglese, l’esposizione di Schneider del ruolo della legge naturale in politica è stata superata in rilevanza  solo dal suo riferimento a San Tommaso Moro – il Lord Gran Cancelliere del re Enrico VIII, che morì martire su ordine del suo amico re per aver rifiutato di riconoscerne il divorzio e il “nuovo matrimonio” e la sua assunzione del titolo di capo della Chiesa in Inghilterra.

La morte di More, accompagnata dall'apostasia di Enrico VIII dalla Chiesa cattolica, ha spinto l'Inghilterra ad adottare una nuova identità: vale a dire il protestantesimo e il rifiuto della Chiesa cattolica e del Papa.

In un simile contesto sociale, Schneider si è chiesto: “potremo mai rifiutare l’obbedienza alle autorità civili o ecclesiastiche?” “Sì”, ha osservato, poiché “come per tutte le leggi ingiuste, si può rifiutare l’obbedienza a qualsiasi superiore se esige qualcosa di contrario alla legge naturale o alla legge divina, come posseduta da una coscienza adeguatamente formata”, continuando:
L'Inghilterra divenne famosa grazie a due maestri sulla coscienza: Thomas More e John Henry Newman.
Tommaso Moro sottolinea la natura comunitaria della coscienza. Dopotutto, Thomas More fu imprigionato proprio perché non poteva, in buona coscienza, prestare giuramento di fedeltà alla bestemmia di Enrico VIII.
Prendendo spunto da Papa Giovanni Paolo II, Schneider ha citato i commenti del Papa polacco su San Tommaso Moro:
Dalla vita e dal martirio di san Tommaso Moro scaturisce un messaggio che attraversa i secoli e parla agli uomini di tutti i tempi della dignità inalienabile della coscienza, nella quale, come ricorda il Concilio Vaticano II, risiede "il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nella sua intimità".
Quando l'uomo e la donna ascoltano il richiamo della verità, allora la coscienza orienta con sicurezza i loro atti verso il bene. Proprio per la testimonianza, resa fino all'effusione del sangue, del primato della verità sul potere, san Tommaso Moro è venerato quale esempio imperituro di coerenza morale.
Continuando la sua citazione dal motu proprio di Giovanni Paolo II del 2000 sul santo, Schneider ha affermato: "Ciò che ha illuminato la sua coscienza [di More] è stata la percezione che l'uomo non può essere separato da Dio, né la politica dalla morale".

Non si può misconoscere l'importanza di tali parole. Il nome di San Tommaso Moro non risuona comunemente in un'università inglese, e tanto meno il fatto della sua opposizione alle azioni eretiche di Enrico VIII e il suo martirio. Per un prelato cattolico esporre le virtù di More, insieme a come la sua sfida al re fosse “un atto di obbedienza alla verità e quindi, a suo avviso, un atto di genuina libertà”, è quasi senza precedenti.

“In contrasto con la moderna affermazione secondo cui l’individuo può creare i propri valori morali, Tommaso Moro vedeva la formazione della coscienza come il frutto di un’educazione alla verità”, ha affermato Schneider, aggiungendo:

Lungi dall'essere arbitra e creatrice del proprio ordine morale, la coscienza umana ha bisogno di conformarsi alla verità. Per Tommaso Moro la formazione della coscienza è il risultato di un lungo processo in cui si scopre un ordine morale preesistente e creato. Niente più di questo dato sottolinea le profonde differenze tra la concezione della coscienza di Tommaso Moro e quella dei modernisti.

Vari pensieri moderni, cioè, considerano la coscienza dell'individuo al di sopra di ogni altra autorità. La coscienza di Tommaso Moro testimonia nel caso di Enrico VIII la superiorità dell'autorità della Chiesa rispetto a quella del re.

Con la visita di Schneider all'Università di Cambridge, i silenziosi ma intrepidi eroi del cattolicesimo inglese sono tornati alla ribalta e il ruolo di una coscienza adeguatamente formata nei confronti dell'autorità politica è stato presentato così come dovrebbe essere, orientato innanzitutto verso Dio.
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[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]
A I U T A T E, anche con poco,
l'impegno di Chiesa e Post-concilio anche per le traduzioni
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