sabato 11 settembre 2021

La scienza non è il valore cui subordinare tutti gli altri, mentre la comunità è per l'uomo non l'uomo per la comunità

Su La Verità in questi giorni leggiamo: La tattica del Leviatano: arbitrarietà totale delle decisioni. L'asticella si alza sempre di più: non basta più l'80% di vaccinati, e forse non basterà neanche il 90%. Emergenza perenne, colpevolizzazione dei cittadini, inversione tra fini e mezzi. 
Ed ecco l'insegnamento costante della Chiesa: quanta luce sui temi così dibattuti soprattutto oggi! Che differenza con "il vaccino è un atto di amore"! Attingiamo alle sorgenti inesauribili dell'insegnamento costante della Chiesa. Indice articoli su Pio XII, storia e insegnamenti.

Il 14 settembre 1952, Papa Pio XII tenne un discorso al Primo Congresso Internazionale di Istopatologia del Sistema Nervoso. 

In esso il Santo Padre parla a scienziati e medici dei limiti morali della ricerca e della cura medica, in particolare per quanto riguarda i nuovi metodi, procedure e tecnologie sperimentate. Pio XII affronta anche la questione di quali diritti ha il paziente sul proprio corpo e sulla propria psiche, quali diritti ha il medico sul paziente e, cosa forse più importante di tutte, quali diritti ha - o non ha - la legittima autorità pubblica sugli individui in vista del bene comune.

Contrariamente a quanto può dire su questo argomento il papa che attualmente occupa i palazzi vaticani con i suoi lacchè, in Pio XII sentiamo da un vero Papa, un vero Vicario di Cristo, parlare con la voce di san Pietro, che necessariamente riecheggia quella del Buon Pastore (cfr Gv 10,27; Lc 10,16; Mt 16,19)....

Al punto 5 il Pontefice insegna: Per giustificare la moralità di nuove procedure, nuovi tentativi e metodi di ricerca e trattamento medico, devono essere tenuti presenti tre principi fondamentali: 1) Gli interessi della scienza medica. 2) Gli interessi del singolo paziente da trattare. 3) Gli interessi della comunità, il “bonum commune” [bene comune]. (notare come l'interesse del singolo paziente precede qwuello della comunità -ndr)

Al punto 8: Ma ciò non significa che tutti i metodi, o un singolo metodo, raggiunto dalla ricerca scientifica e tecnica offra ogni garanzia morale. Né, inoltre, significa che ogni metodo diventi lecito perché accresce e approfondisce la nostra conoscenza. A volte capita che un metodo non possa essere utilizzato senza ledere i diritti altrui o senza violare qualche regola morale di valore assoluto. In tal caso, sebbene giustamente si preveda e si persegua l'incremento della conoscenza, moralmente il metodo non è ammissibile. Perché no? Perché la scienza non è il valore più alto, quello a cui tutti gli altri ordini di valori - o nello stesso ordine di valore, tutti i valori particolari - dovrebbero essere subordinati. La scienza stessa, dunque, così come le sue ricerche e acquisizioni, deve essere inserita nell'ordine dei valori. Qui ci sono limiti ben definiti che nemmeno la scienza medica può trasgredire senza violare regole morali più elevate. I rapporti confidenziali tra medico e paziente, il diritto personale del paziente alla vita del suo corpo e della sua anima nella sua integrità psichica e morale sono solo alcuni dei tanti valori superiori all'interesse scientifico.

Al punto 12: In primo luogo si deve ritenere che, in quanto privato, il medico non può prendere provvedimenti o non tentare alcuna linea di condotta senza il consenso del paziente. Il medico non ha altri diritti o poteri sul paziente che quelli che questi gli conferisce, esplicitamente o implicitamente e tacitamente. Da parte sua, il paziente non può conferire diritti che non possiede.

Al punto 13: Quanto al paziente, non è padrone assoluto di se stesso, del suo corpo o della sua anima. Non può, quindi, disporre liberamente di se stesso a suo piacimento. Anche il motivo per cui agisce non è di per sé né sufficiente né determinante. Il paziente è vincolato alla teleologia immanente imposta dalla natura. Ha il diritto d'uso, limitato dalla finalità naturale, delle facoltà e dei poteri della sua natura umana. Poiché è un utilizzatore e non un proprietario, non ha il potere illimitato di distruggere o mutilare il suo corpo e le sue funzioni.

Al punto 14:  Il paziente, quindi, non ha diritto di coinvolgere la sua integrità fisica o psichica in esperimenti o ricerche mediche quando comportano gravi distruzioni, mutilazioni, ferite o pericoli.

Al punto 18: Dove trova il medico un limite morale nella ricerca e nell'uso di nuovi metodi e procedure nell'"interesse del paziente?" Il limite è lo stesso del paziente. È ciò che è fissato dal giudizio della sana ragione, che è fissato dalle esigenze della legge morale naturale, che si deduce dalla teleologia naturale inscritta negli esseri e dalla scala di valori espressa dalla natura delle cose.

Al numero 22 pone la domanda: Può l'autorità pubblica, sulla quale poggia la responsabilità del bene comune, conferire al medico il potere di sperimentare sull'individuo nell'interesse della scienza e della comunità per scoprire e sperimentare nuovi metodi e procedimenti quando questi esperimenti trasgrediscono il diritto dell'individuo a disporre di se stesso? Nell'interesse della collettività, l'autorità pubblica può davvero limitare o addirittura sopprimere il diritto dell'individuo al suo corpo e alla sua vita, alla sua integrità fisica e psichica?

Al numero 28, dopo una doverosa e puntuale premessa, il Pontefice risponde : Va notato che, nel suo essere personale, l'uomo non è infine ordinato all'utilità della società. Al contrario, la comunità esiste per l'uomo.

Al num. 31: Infatti, ogni tentativo diretto sulla sua essenza costituisce un abuso del potere dell'autorità.

Al num. 32 conclude: Ora, gli esperimenti medici — l'argomento di cui stiamo discutendo qui — influenzano immediatamente e direttamente l'essere fisico, sia dell'insieme che dei vari organi, dell'organismo umano. Ma, in virtù del principio che abbiamo citato, l'autorità pubblica non ha potere in questo campo. Non può, quindi, trasmetterlo a ricercatori e medici.

Al num. 37: Nell'ambito della vostra scienza è legge ovvia che l'applicazione di nuovi metodi agli uomini viventi debba essere preceduta dalla ricerca sui cadaveri o dal modello di studio e sperimentazione sugli animali. A volte, però, questa procedura si rivela impossibile, insufficiente o non praticabile dal punto di vista pratico. In questo caso, la ricerca medica cercherà di lavorare sul suo oggetto immediato, l'uomo vivente, nell'interesse della scienza, nell'interesse del paziente e nell'interesse della comunità. Tale procedura non deve essere respinta senza ulteriori considerazioni. Ma bisogna fermarsi ai limiti posti dai principi morali che abbiamo spiegato.

Traduzione parziale e non professionale di Carlo Di Pietro da:
https://novusordowatch.org/2021/08/pope-pius12-moral-limits-of-medical-treatment/

Il documento originale si trova in spagnolo e francese ed è del 14 settembre 1952 qui

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